Alcaraz e Sinner a Doha, ingaggio di lusso: 1,2 milioni di dollari a testa

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Gli organizzatori qatarioti non badano a spese per attrarre le stelle nel torneo 500 al via domani. Possono sfruttare la norma Atp sulle “promotional fee”, che integrano il montepremi


Giornalista

I primi due giocatori del mondo, Alcaraz e Sinner, tre top 10 (con Bublik), sette top 20 (con Medvedev, Rublev, Mensik e Khachanov): è di lusso il tabellone del torneo di Doha, al via domani. E tra gli iscritti c’era anche Djokovic, peraltro ambassador di Qatar Airways, che alla fine ha dato forfait. Mentre il presidente dell’Atp Gaudenzi pianifica un circuito “premium” per il 2028, con i Masters al centro e l’ingresso della tappa saudita, gli organizzatori dei tornei delle categorie inferiori (500 e 250) si interrogano sulle ricadute future. C’è chi teme di scomparire, come le tappe della “gira” sudamericana. E c’è chi, grazie ai petrodollari, si sente immune e, anzi, ambisce a essere promosso al livello dei 1000, copiando i “cugini” di Riad.

investimenti

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Parliamo, ovviamente, del Qatar, che ha un legame ormai consolidato con il tennis. Non solo perché l’emiro Al Thani, proprietario del Psg, ne è un grande appassionato e il suo braccio destro Al Khelaifi, presidente della squadra francese e dell’Efc (l’associazione dei club europei), è stato addirittura un agonista, con presenze in Davis e un best ranking di n. 995 Atp. Nel mega-piano di investimenti sportivi che avuto il suo apice con il Mondiale di calcio nel 2022, gli sport della racchetta occupano un posto di rilievo: nel 2023 il fondo Qatar Sports Investment ha acquisito il World Padel Tour, ma nel tour professionistico di tennis il piccolo Paese del Golfo è presente sin dal 1993, attirando una stella dopo l’altra (nell’albo d’oro Edberg, Federer, Nadal, Murray, Djokovic) e salendo, nel 2025, di categoria (da 250 a 500) e di montepremi (da 1,4 a 2,8 milioni di dollari).

promotional fee

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Tutto rientra nella strategia di diversificazione economica e di affermazione geopolitica portata avanti in questi anni dal Qatar. Obiettivi per i quali non si bada a spese. Gli organizzatori del Qatar ExxonMobil Open, per esempio, sfruttano al massimo la norma del regolamento Atp che consente ai tornei 500 e 250 di offrire agli atleti compensi per servizi professionali (le cosiddette “promotional fee”). Tali extra sono giustificati dal richiamo commerciale dei top player: più elevato è l’appeal, più alto è il compenso. A Doha, nel caso di Alcaraz e Sinner, l’ingaggio è di circa 1,2 milioni di dollari a testa, secondo le informazioni che abbiamo raccolto tra gli addetti ai lavori del tour. I primi due del ranking viaggiano solitamente tra 800mila e 1 milione, ma il potere di spesa dei qatarioti favorisce un incremento. Parliamo, in ogni caso, di cifre nettamente superiori alle vincite massime in termini di prize money: a Doha il vincitore percepirà 529.945 dollari, il finalista 285.095. 

classifica

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Quest’anno è cambiato il sistema della classifica Atp. Il “paniere” dei punti delle ultime 52 settimane che compone il ranking di ciascun atleta è stato ridotto di un torneo (da 19 a 18, più le eventuali Finals). Inoltre i tornei 500 obbligatori sono diminuiti da 5 a 4, uno dei quali deve disputarsi dopo gli Us Open. L’impegno riguarda i cosiddetti “commitment players”, ovvero i giocatori che hanno chiuso la stagione precedente nella top 30. Il ritiro da un torneo 500 comporta l’assegnazione di una penalità di zero punti nel ranking (salvo assenze prolungate per infortunio). Lo zero può essere sostituito disputando un ulteriore torneo 500 nell’anno solare, per un totale di 4, e solo una volta per stagione. Bisognerà giocare quattro 500 anche per concorrere al “bonus pool” di fine anno, assegnato in base ai risultati: in ballo 3,1 milioni di dollari. L’anno scorso Alcaraz incassò da questa voce 1,2 milioni; Sinner nulla, avendo disputato solo tre 500.





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